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Alimentazione in menopausa: i cibi da prediligere e quelli da evitare

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Revisione Dott.ssa Nicoletta Venanzi
Tempo lettura 16 minuti
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Alimenti consigliati in menopausa: salmone, legumi, verdure, tofu, frutta secca e olio extravergine di oliva su tavolo di legno

Ci sono donne che attraversano la menopausa mangiando come hanno sempre fatto, ritrovandosi con vampate più frequenti, sonno sempre più frammentato, peso che aumenta senza ragioni apparenti, energia che cala. E ci sono donne che, con alcuni cambiamenti mirati nell’alimentazione, riescono a migliorare questi stessi sintomi in modo significativo, senza modificare nient’altro.

La differenza non sta nella forza di volontà. Sta nel capire che in menopausa il metabolismo funziona diversamente, che certi alimenti interagiscono con i meccanismi ormonali in modo molto più diretto di quanto si pensi, e che la nutrizione è uno degli strumenti più accessibili e più sottovalutati per attraversare questa fase con più benessere.

Non si tratta di fare una dieta restrittiva. Si tratta di capire come funziona il corpo in questa fase e fare scelte informate.

Perché la nutrizione è particolarmente importante in menopausa

Con la riduzione degli estrogeni, il corpo cambia in modo profondo. Il metabolismo basale rallenta. La sensibilità all’insulina si riduce, rendendo il corpo più efficiente nell’accumulare grasso, soprattutto viscerale. L’infiammazione sistemica di basso grado tende ad aumentare. Le ossa iniziano a perdere densità più velocemente. Il profilo lipidico cambia, con un aumento del colesterolo LDL e dei trigliceridi.

Come documentato nella revisione pubblicata su Nutrients nel 2024 da Erdélyi et al., tutte queste alterazioni caratteristiche della menopausa, dall’aumento di peso alla sindrome metabolica fino al rischio cardiovascolare e all’osteoporosi, possono essere significativamente migliorate riducendo i fattori di rischio alimentari. La nutrizione non è un intervento di supporto: è una leva terapeutica primaria.

La European Menopause and Andropause Society (EMAS) e l’International Menopause Society (IMS) includono entrambe le raccomandazioni nutrizionali come parte integrante della gestione della salute in menopausa. Il White Paper IMS 2025 sulla lifestyle medicine identifica l’alimentazione come uno dei sei pilastri fondamentali della salute menopausale, insieme ad attività fisica, sonno, benessere mentale, relazioni e assenza di sostanze dannose.

Il punto di partenza, su cui c’è ampio consenso scientifico internazionale, è la dieta mediterranea. La position statement EMAS sulla dieta mediterranea e la salute in menopausa, pubblicata su Maturitas nel 2020, documenta che l’aderenza a questo pattern alimentare può migliorare i sintomi vasomotori, i fattori di rischio cardiovascolare, la salute ossea, l’umore, la funzione cognitiva e ridurre la mortalità per tutte le cause. Non è una dieta restrittiva, non richiede calcoli calorici ossessivi e si adatta perfettamente alla cultura alimentare italiana.

Detto questo, all’interno di questo framework generale ci sono scelte specifiche che fanno una differenza concreta. Vediamole.

I cibi da prediligere in menopausa

Proteine di qualità ad ogni pasto

Le proteine sono forse il nutriente più sottovalutato in questa fase. Con la menopausa, la perdita di massa muscolare accelera, un processo chiamato sarcopenia che ha conseguenze dirette su metabolismo, forza, densità ossea e capacità di bruciare calorie a riposo. Mantenere un apporto proteico adeguato è uno degli interventi più efficaci per contrastarlo.

Le linee guida internazionali raccomandano un apporto di 1,0-1,2 grammi di proteine per chilo di peso corporeo al giorno per le donne in questa fase, superiore al fabbisogno standard di 0,8 g/kg. Le fonti migliori sono pesce, in particolare pesce azzurro ricco di omega-3, legumi, uova, carni bianche, yogurt greco e formaggi magri. L’obiettivo pratico è includere una fonte proteica di qualità in ogni pasto principale, non solo a cena.

Pesce azzurro e omega-3

Il pesce azzurro, salmone, sgombro, sardine, alici, è tra gli alimenti più utili in menopausa per tre ragioni convergenti. È una fonte proteica di alta qualità. Contiene acidi grassi omega-3 con effetto anti-infiammatorio documentato, rilevante perché l’infiammazione sistemica di basso grado aumenta con la carenza estrogenica. Ed è una delle poche fonti alimentari di vitamina D, fondamentale per la salute ossea in questa fase.

L’obiettivo pratico è consumare pesce almeno due o tre volte a settimana, alternando pesce azzurro a pesce bianco.

Verdure e frutta di ogni colore

Frutta e verdura sono la base di qualsiasi alimentazione anti-infiammatoria. Sono ricche di antiossidanti che contrastano lo stress ossidativo, di fibra che supporta la salute intestinale e la glicemia, di potassio utile per la pressione arteriosa, e di micronutrienti essenziali.

Alcune scelte particolarmente indicate in menopausa: i vegetali a foglia verde come spinaci, cavolo nero e rucola per il contenuto di calcio, magnesio e vitamina K; le verdure crucifere come broccoli, cavoli e cavolfiore per il loro effetto sul metabolismo degli estrogeni; i frutti di bosco per il contenuto di antocianine con effetto protettivo cardiovascolare e cognitivo; il pomodoro per il licopene, associato a protezione cardiovascolare.

La regola pratica è puntare a cinque porzioni al giorno di verdure e frutta, preferendo varietà di colori diversi per coprire un ampio spettro di micronutrienti.

Legumi

I legumi, ceci, lenticchie, fagioli, soia, sono tra i più grandi alleati nutrizionali in menopausa. Sono una fonte eccellente di proteine vegetali e fibra, hanno un indice glicemico basso che aiuta a stabilizzare la glicemia, contengono magnesio e potassio utili per il sistema cardiovascolare, e alcuni, in particolare soia e edamame, contengono isoflavoni, composti con una debole attività estrogenica che alcune donne trovano utili per ridurre le vampate.

Una nota sugli isoflavoni della soia: l’evidenza scientifica sul loro effetto sui sintomi vasomotori è moderata e individuale. Alcune donne rispondono bene, altre no. L’assunzione attraverso alimenti come tofu, edamame e bevanda di soia è sicura per la maggior parte delle donne, diversamente dai supplementi concentrati di isoflavoni che richiedono valutazione medica specifica.

L’obiettivo pratico è consumare legumi almeno tre o quattro volte a settimana, come piatto principale o come componente di zuppe, insalate o contorni.

Alimenti ricchi di calcio

Con la menopausa, la perdita di densità ossea accelera significativamente nei primi anni dalla cessazione delle mestruazioni. Il calcio è il nutriente fondamentale per contrastare questo processo, insieme alla vitamina D e all’esercizio fisico con carico.

Le linee guida IMS 2025 raccomandano un apporto giornaliero di calcio di 700-1200 mg per le donne sopra i 50 anni. Le fonti alimentari principali sono i latticini come yogurt, latte e formaggi, i pesci con le lische come le sardine in scatola, i vegetali a foglia verde, le bevande vegetali fortificate.

Un dettaglio pratico importante: il calcio viene assorbito meglio quando distribuito in più momenti della giornata, in porzioni da non più di 500 mg alla volta. Assumere tutto il calcio in un unico pasto riduce significativamente l’assorbimento.

Cereali integrali

I cereali integrali, avena, riso integrale, quinoa, orzo, farro, pane e pasta integrale, offrono fibra solubile che aiuta a ridurre il colesterolo LDL, complessi vitaminici del gruppo B, magnesio e un impatto glicemico molto più favorevole rispetto ai cereali raffinati. Sostituire i cereali raffinati con integrali è uno dei cambiamenti con il miglior rapporto sforzo-beneficio in questa fase.

L’avena in particolare merita attenzione per il suo contenuto di beta-glucano, una fibra solubile con effetti documentati sulla riduzione del colesterolo e sulla stabilizzazione della glicemia.

Frutta secca e semi oleosi

Noci, mandorle, semi di lino, semi di chia e semi di zucca sono alimenti nutrienti ad alta densità che meritano un posto fisso nell’alimentazione in menopausa. Le noci sono ricche di omega-3 vegetali e hanno un effetto protettivo cardiovascolare documentato. Le mandorle sono una fonte di vitamina E e calcio. I semi di lino contengono lignani, composti con debole attività estrogenica, e omega-3 a catena corta. I semi di chia sono ricchi di calcio, omega-3 e fibra. Importante notare che la biodisponibilità di calcio nei semi di chia e lino aumenta se i semi vengono lasciati in ammollo o macinati prima del consumo.

La porzione consigliata è un piccolo manciata al giorno, circa 30 grammi, da consumare come spuntino o aggiunta a yogurt, insalate e porridge.

Olio extravergine di oliva

L’olio extravergine di oliva è il grasso cardine della dieta mediterranea e uno degli alimenti più studiati per i suoi effetti sulla salute. Ricco di acido oleico e polifenoli con effetto anti-infiammatorio e antiossidante, è associato a riduzione del rischio cardiovascolare, miglioramento del profilo lipidico e protezione cognitiva. In menopausa, dove il rischio cardiovascolare aumenta e l’infiammazione di basso grado è un driver di molti sintomi, è la fonte di grasso da privilegiare in modo netto.

La raccomandazione è sostituire burro e altri grassi animali con olio extravergine, da usare a crudo e in cottura a temperatura moderata.

Vitamina D: l’integrazione spesso necessaria

La vitamina D merita una menzione separata perché difficile da ottenere in quantità sufficienti solo con l’alimentazione. Le fonti alimentari principali sono il pesce azzurro e le uova, ma per la maggior parte delle donne in menopausa l’integrazione è necessaria, in particolare nelle latitudini europee dove l’esposizione solare è limitata per gran parte dell’anno.

Le linee guida IMS 2025 indicano 400-600 UI al giorno come apporto minimo, con un aumento a 800-1000 UI per chi ha scarsa esposizione solare. La dose ottimale va determinata in base al dosaggio ematico della vitamina D, un esame semplice da includere nei controlli periodici in questa fase.

Idratazione adeguata

Un aspetto spesso trascurato: bere acqua a sufficienza è particolarmente importante in menopausa. La secchezza delle mucose che accompagna il calo estrogenico riguarda non solo il distretto vaginale ma anche la mucosa orale e gastrointestinale. Una buona idratazione supporta il metabolismo, aiuta il controllo dell’appetito e può contribuire a ridurre la sensazione di calore nelle vampate. L’obiettivo è circa 1,5-2 litri di acqua al giorno, aumentando con il caldo e l’attività fisica.

I cibi da evitare o ridurre in menopausa

Zuccheri raffinati e carboidrati ad alto indice glicemico

Questo è forse il cambiamento con il maggiore impatto potenziale sulla sintomatologia in menopausa. Con la riduzione degli estrogeni, la sensibilità all’insulina peggiora. Un’alimentazione ricca di zuccheri semplici e carboidrati raffinati, pane bianco, pasta bianca, dolci, succhi di frutta, biscotti, snack industriali, provoca picchi glicemici ripetuti che peggiorano l’insulino-resistenza, favoriscono l’accumulo di grasso viscerale, aumentano l’infiammazione sistemica e destabilizzano l’umore e l’energia.

Il cambiamento non deve essere radicale, ma la progressiva sostituzione dei carboidrati raffinati con integrali e l’eliminazione degli zuccheri aggiunti da bevande e snack è uno degli interventi nutrizionali più efficaci in questa fase. Leggere le etichette per identificare gli zuccheri aggiunti nei prodotti confezionati è un’abitudine utile da sviluppare.

Alcol

L’alcol merita attenzione specifica in menopausa per ragioni multiple. Dilata i vasi sanguigni, aumentando la frequenza e l’intensità delle vampate. Disturba il sonno, in particolare le fasi profonde, con effetti che si amplificano in una fase in cui il sonno è già compromesso dai cambiamenti ormonali. Aumenta il rischio di cancro al seno, con un’associazione dose-dipendente ben documentata. Interferisce con il metabolismo epatico degli estrogeni e contribuisce all’aumento di peso.

Molte donne riferiscono di tollerare l’alcol diversamente in perimenopausa e menopausa rispetto a prima, notando effetti più marcati anche con quantità minori. Questo riflette cambiamenti reali nel metabolismo dell’alcol legati alle variazioni ormonali.

Non è necessariamente un’eliminazione totale, ma una riduzione consapevole, tendendo verso zero nei periodi di sintomi acuti, è una scelta che porta benefici concreti e misurabili.

Caffeina in eccesso

La caffeina è un trigger documentato per le vampate e le sudorazioni notturne. Uno studio Mayo Clinic pubblicato sulla rivista Menopause ha trovato un’associazione tra consumo di caffeina e maggiore intensità dei sintomi vasomotori nelle donne in postmenopausa. La caffeina stimola il sistema nervoso simpatico, può causare vasodilatazione e interferisce con la qualità del sonno, che in menopausa è già un elemento critico.

Questo non significa eliminare il caffè, ma essere consapevoli della quantità totale di caffeina giornaliera, considerando che si trova anche in tè, cola, bevande energetiche e cioccolato. Per chi soffre di vampate intense o disturbi del sonno significativi, ridurre o spostare la caffeina solo alla prima parte della mattina può fare una differenza rilevante.

Cibi ultra-processati

Gli alimenti ultra-processati, merendine, snack industriali, insaccati, piatti pronti, fast food, sono poveri di nutrienti e ricchi di sodio, grassi saturi o idrogenati, zuccheri aggiunti e additivi. Uno studio del 2025 che ha seguito 305 donne in postmenopausa ha documentato un aumento della severità delle vampate proporzionale al consumo di ultra-processati. Contribuiscono all’infiammazione sistemica, peggiorano il profilo lipidico, aumentano la pressione arteriosa e favoriscono l’accumulo di grasso viscerale.

Il loro posto nell’alimentazione quotidiana dovrebbe essere marginale, non perché siano proibiti, ma perché non offrono nulla che non possa essere sostituito da alternative molto più nutrienti.

Sale in eccesso

L’apporto eccessivo di sodio aumenta la pressione arteriosa e favorisce la ritenzione idrica. In menopausa, dove il rischio cardiovascolare è in aumento e la ritenzione idrica è già favorita dai cambiamenti ormonali, ridurre il sale aggiunto è una scelta sensata. Le fonti principali di sodio nella dieta italiana non sono spesso il sale da cucina aggiunto, ma gli alimenti trasformati, i formaggi stagionati, gli insaccati, i condimenti industriali e il pane.

Grassi saturi in eccesso

I grassi saturi presenti in eccesso in carni rosse lavorate, formaggi grassi, burro e prodotti da forno industriali contribuiscono all’aumento del colesterolo LDL, che tende già a salire con la menopausa per effetto della riduzione estrogenica. Non è necessaria un’eliminazione totale, ma una riduzione e sostituzione con grassi insaturi di qualità come olio extravergine, avocado e frutta secca.

Cibi piccanti come trigger individuale

I cibi piccanti non sono universalmente problematici, ma in molte donne agiscono come trigger per le vampate, stimolando la dilatazione dei vasi cutanei e il centro termoregolatore. Se soffri di vampate frequenti, è utile monitorare se i cibi piccanti le scatenano o le intensificano, e ridurli nei periodi di sintomi acuti.

Un’ultima cosa: non esiste una dieta universale

Ogni donna è diversa, e l’alimentazione in menopausa va personalizzata in base alla storia clinica, ai sintomi, alle condizioni di salute preesistenti e allo stile di vita. Le indicazioni contenute in questo articolo sono un punto di partenza basato sulle migliori evidenze disponibili, ma il percorso nutrizionale più efficace è quello costruito con una nutrizionista o dietista con formazione specifica in menopausa.

Pausetiv include il percorso nutrizionale come parte integrante del modello di cura multidisciplinare. Se vuoi capire come costruire un’alimentazione che supporti concretamente la tua salute in questa fase, il punto di partenza è attraverso specialisti specializzati nella salute della donna in questa fase della vita.

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La nutrizione non risolve tutto. Ma è uno degli strumenti più potenti che hai a disposizione, ogni giorno, a ogni pasto. Vale la pena usarla bene.

Domande frequenti sull’alimentazione in menopausa e perimenopausa

Quante proteine bisogna mangiare in menopausa?

Le linee guida internazionali raccomandano un apporto di 1,0-1,2 grammi di proteine per chilo di peso corporeo al giorno per le donne in menopausa, superiore al fabbisogno standard di 0,8 g/kg. Questo aumento è necessario per contrastare la perdita di massa muscolare (sarcopenia) che accelera con il calo estrogenico. L’obiettivo pratico è includere una fonte proteica di qualità, come pesce, legumi, uova o yogurt greco, in ogni pasto principale.

La soia fa bene in menopausa?

Gli alimenti a base di soia come tofu, edamame e bevanda di soia contengono isoflavoni, composti con una debole attività estrogenica che alcune donne trovano utili per ridurre la frequenza delle vampate. L’evidenza scientifica sul loro effetto è moderata e individuale: alcune donne rispondono bene, altre no. Il consumo di soia attraverso gli alimenti è considerato sicuro per la maggior parte delle donne. I supplementi concentrati di isoflavoni richiedono invece una valutazione medica specifica, perché le dosi e il profilo di rischio sono diversi.

Quali alimenti peggiorano le vampate in menopausa?

I principali alimenti associati a un aumento della frequenza e dell’intensità delle vampate sono: alcol, caffeina in eccesso (caffè, tè, cola, bevande energetiche), cibi piccanti e alimenti ultra-processati. L’alcol e la caffeina agiscono come vasodilatatori e stimolano il sistema nervoso simpatico, amplificando i meccanismi alla base delle vampate. L’effetto è individuale: tenere un diario alimentare nei periodi di sintomi acuti aiuta a identificare i propri trigger specifici.

Il calcio si prende solo con i latticini in menopausa?

No. I latticini sono tra le fonti più concentrate di calcio biodisponibile, ma non le uniche. Altre fonti valide sono i pesci con le lische come le sardine in scatola, i vegetali a foglia verde (cavolo nero, spinaci, rucola), i semi di chia e di sesamo (con biodisponibilità maggiore se macinati o messi in ammollo), e le bevande vegetali fortificate. Le linee guida IMS 2025 raccomandano 700-1200 mg di calcio al giorno per le donne sopra i 50 anni, distribuiti in più momenti della giornata per massimizzare l’assorbimento.

Serve integrare la vitamina D in menopausa?

Per la maggior parte delle donne in menopausa che vivono in Europa, sì. Le fonti alimentari di vitamina D, principalmente pesce azzurro e uova, sono insufficienti a coprire il fabbisogno, soprattutto nelle latitudini europee dove l’esposizione solare è limitata per buona parte dell’anno. Le linee guida IMS 2025 indicano 400-600 UI al giorno come apporto minimo, con un aumento a 800-1000 UI per chi ha scarsa esposizione solare. La dose ottimale va determinata in base al dosaggio ematico della vitamina D, un esame da includere nei controlli periodici di questa fase.

La dieta mediterranea è adatta alla menopausa?

È il punto di partenza su cui c’è il più ampio consenso scientifico internazionale. La position statement EMAS sulla dieta mediterranea e la salute in menopausa documenta che l’aderenza a questo pattern alimentare può migliorare i sintomi vasomotori, ridurre il rischio cardiovascolare, sostenere la salute ossea, l’umore e la funzione cognitiva. È un modello alimentare flessibile, culturalmente vicino alla tradizione italiana, e non richiede calcoli calorici ossessivi. All’interno di questo framework generale, ci sono poi scelte specifiche, come aumentare le proteine o ridurre i carboidrati raffinati, che amplificano i benefici in questa fase.

Cosa mangiare in perimenopausa è diverso dalla menopausa?

Le basi dell’alimentazione sono le stesse, ma la perimenopausa è la fase in cui ha più senso iniziare ad adattare le abitudini alimentari, prima che i cambiamenti metabolici si consolidino. In perimenopausa la sensibilità all’insulina inizia a ridursi, la perdita di massa muscolare accelera e l’infiammazione di basso grado tende ad aumentare, anche con ciclo ancora presente. Introdurre in questa fase un apporto proteico adeguato, ridurre gli zuccheri raffinati e aumentare gli alimenti anti-infiammatori significa lavorare in anticipo sui meccanismi che diventano più difficili da gestire nella menopausa conclamata.

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Fonti

  1. Erdélyi A. et al., “The Importance of Nutrition in Menopause and Perimenopause — A Review”, Nutrients, 2024.
  2. Cano A. et al., “The Mediterranean diet and menopausal health: An EMAS position statement”, Maturitas, 2020.
  3. Anekwe C.V. et al., “The Role of Lifestyle Medicine in Menopausal Health”, IMS White Paper, Climacteric, 2025.
  4. Panay N. et al., “International Menopause Society (IMS) recommendations and key messages on women’s midlife health and menopause”, Climacteric, 2025. https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/13697137.2025.2585487
  5. Faubion S.S. et al., “Caffeine and menopausal symptoms”, Menopause, 2014.
  6. National Institute on Aging (NIA), “Hot Flashes: What Can I Do?”.