
Durante la perimenopausa e la menopausa il corpo cambia. Cambiano gli ormoni, cambiano i segnali che riceviamo, cambia il modo in cui reagiamo allo stress, al cibo, al sonno e al movimento.È una fase di profonda trasformazione fisiologica.
Ed è proprio in questo passaggio che l’attività fisica , insieme alla nutrizione , diventa uno degli strumenti più efficaci, sicuri e scientificamente validati per stare meglio oggi e proteggere la salute di domani.
Movimento e menopausa: cosa dice davvero la scienza
Negli ultimi anni la ricerca è diventata molto chiara su un punto: le donne che restano attive durante la transizione menopausale riportano una migliore qualità di vita rispetto a quelle sedentarie.
L’attività fisica regolare, anche di intensità moderata, è associata a una riduzione significativa di molti sintomi tipici della perimenopausa: stanchezza persistente, irritabilità, mal di testa, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno.
Molte donne fisicamente attive riferiscono anche un miglior equilibrio emotivo e meno sintomi psicosomatici.
Un dato particolarmente interessante riguarda l’umore: l’esercizio fisico, soprattutto quello aerobico, si è dimostrato efficace nel ridurre i sintomi depressivi, in alcuni casi con risultati paragonabili ad altri interventi non farmacologici.
Questo non sorprende: le fluttuazioni degli estrogeni influenzano direttamente i neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’umore. Il movimento diventa quindi un vero alleato del benessere mentale.
Metabolismo e composizione corporea: il ruolo chiave del movimento
Uno dei timori più comuni in menopausa riguarda il corpo che cambia: aumento di peso, accumulo di grasso addominale, perdita di tono e di forza.
Questi cambiamenti non avvengono per caso. Il calo degli estrogeni modifica il metabolismo, la distribuzione del grasso e la capacità di mantenere la massa muscolare.
La ricerca mostra che la percentuale di grasso corporeo è uno dei principali fattori associati all’intensità dei sintomi menopausali complessivi.
Qui l’attività fisica gioca un ruolo fondamentale, soprattutto se include anche momenti di intensità medio-alta.
L’esercizio vigoroso con i pesi è uno dei pochi strumenti realmente efficaci per contrastare la perdita di massa muscolare (sarcopenia), che può iniziare già in perimenopausa.
Allenarsi, in questa fase, non significa “dimagrire a tutti i costi”. Significa proteggere il metabolismo, mantenere forza, funzionalità e autonomia nel tempo.
Cuore e ossa: una protezione che inizia oggi
Con la menopausa aumentano alcuni rischi a lungo termine, in particolare quelli cardiovascolari e ossei.
Anche qui, il movimento fa la differenza.
Programmi di esercizio regolare sono associati a miglioramenti di parametri importanti come pressione arteriosa, rapporto vita-fianchi e profilo lipidico. Allo stesso tempo, l’attività fisica , soprattutto quella di resistenza e carico (pesi), contribuisce a mantenere e migliorare la densità minerale ossea, riducendo il rischio di osteoporosi e fratture.
Non è un dettaglio: è uno dei pilastri della prevenzione raccomandata nei percorsi clinici integrati dedicati alla menopausa.
Il cervello in menopausa: il movimento come forma di neuroprotezione
C’è un aspetto di cui si parla ancora poco: la salute del cervello.
La transizione menopausale è una fase delicata anche dal punto di vista cognitivo.
Le variazioni ormonali possono influenzare memoria, attenzione, concentrazione e velocità di elaborazione.
L’attività fisica emerge come uno degli interventi più promettenti in ottica neuroprotettiva.
Diversi studi mostrano che livelli più elevati di attività fisica in mezza età sono associati a un miglior funzionamento cognitivo e a un rischio ridotto di declino cognitivo negli anni successivi.
Muoversi aiuta il cervello a funzionare meglio, a rimanere più attivo e reattivo, sostenendo memoria, attenzione e chiarezza mentale.
Quale attività fisica è davvero efficace in menopausa?
Non esiste un allenamento “perfetto” valido per tutte. L’evidenza scientifica suggerisce che i programmi più efficaci sono combinati, personalizzati e sostenibili nel tempo.
L’esercizio aerobico resta una base fondamentale: camminata veloce, corsa, ciclismo, nuoto, danza. Aiuta il cuore, l’umore e la funzione cognitiva.
L’allenamento di forza è essenziale per preservare massa muscolare e salute ossea. Due o tre sessioni a settimana, con carichi progressivi, possono fare una differenza concreta.
Gli esercizi mente-corpo , come yoga, Pilates, tai chi, offrono benefici importanti sullo stress, sul sonno, sull’equilibrio e sul benessere emotivo.
Infine, l’allenamento a intervalli, incluso l’HIIT, si è dimostrato molto efficace nel migliorare la capacità cardiorespiratoria e alcuni parametri metabolici, con un investimento di tempo ridotto. Non è adatto a tutte, ma può essere una valida opzione se inserito in modo graduale e consapevole.
Attività fisica come parte di un percorso di cura, non come prescrizione standard
Il movimento non è una raccomandazione isolata. È parte di un percorso di salute più ampio, personalizzato e multidisciplinare.
Ogni donna ha una storia diversa, sintomi diversi, obiettivi e limiti diversi. Per questo l’attività fisica va adattata, monitorata e integrata con nutrizione, sonno, gestione dello stress ed eventuali terapie.
Muoversi in menopausa non significa fare di più. Significa fare meglio, nel modo giusto e per le ragioni giuste.
Conclusione
L’attività fisica in menopausa non serve solo a “sentirsi in forma”.Serve a ridurre i sintomi, proteggere ossa, cuore e cervello e costruire una salute solida per gli anni che verranno.
È una delle leve più potenti di prevenzione attiva a disposizione delle donne. Ed è una leva che funziona.
Fonti


