Terapia ormonale sostitutiva in menopausa: guida completa per capire se fa per te

Dott.ssa Silvia Maria Accornero
Menopausa
31/3/2026
10 minuti
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C’è una terapia che riduce le vampate, migliora il sonno, protegge le ossa, può ridurre il rischio cardiovascolare (in donne <60 anni o nei primi10 anni dalla menopausa), e può avere un impatto significativo sulla qualità di vita in menopausa. Eppure è una delle terapie più discusse e fraintese nella pratica clinica, negli ambulatori italiani, più temute e più spesso rifiutate prima ancora di essere valutata correttamente.

Si chiama terapia ormonale sostitutiva, abbreviata TOS. Per decenni è stata al centro di controversie scientifiche, titoli allarmistici e paure diffuse. Oggi, grazie a vent’anni di ricerche successive, il quadro è molto più chiaro. E la comunità scientifica internazionale, dalla International Menopause Society all’European Menopause and Andropause Society, è sostanzialmente concorde: per le donne giuste, al momento giusto, con la formulazione giusta, i benefici superano ampiamente i rischi.

Questo articolo è pensato per spiegare tutto quello che devi sapere per avere una conversazione informata con il tuo medico, senza allarmismi e senza banalizzazioni. La TOS non è una scelta per tutte, ma merita di essere compresa.

Cos’è la terapia ormonale sostitutiva e come funziona

La terapia ormonale sostitutiva è un trattamento farmacologico che integra gli ormoni, principalmente estrogeni e progestinici, che le ovaie smettono progressivamente di produrre durante la menopausa. Il principio di base è semplice: reintegrare ciò che manca per ridurre i sintomi causati dalla carenza ormonale e proteggere gli organi e i tessuti che dipendono dagli estrogeni e dal progesterone per funzionare bene.

Gli estrogeni, come abbiamo spiegato nell’articolo sul ruolo dell’ormone estrogeno nella salute femminile, hanno recettori in quasi ogni tessuto del corpo: cervello, cuore, ossa, pelle, mucose, vasi sanguigni. Quando i loro livelli calano in modo significativo, la risposta sistemica può essere ampia. La TOS agisce su questo meccanismo a monte, prima che i sintomi e i rischi si consolidino.

Nelle donne con utero integro, agli estrogeni viene sempre associato un progestinico (progesterone naturale micronizzato o progestinici sintetici), per proteggere l’endometrio dal rischio di iperplasia che si verificherebbe con estrogeni non bilanciati. Nelle donne che hanno subito isterectomia, spesso la terapia può essere condotta con soli estrogeni.

Oltre alla protezione dell’endometrio, il progesterone - in particolare il progesterone micronizzato - ha anche effetti sistemici rilevanti. Attraverso i suoi metaboliti neuroattivi, come l’allopregnanolone, agisce sui recettori GABA-A nel sistema nervoso centrale contribuendo al miglioramento del sonno, alla riduzione dell’ansia e alla stabilizzazione dell’umore. Alcune evidenze suggeriscono inoltre un profilo metabolico e cardiovascolare più neutro rispetto a diversi progestinici sintetici.

L’obiettivo della TOS non è quindi solo il controllo dei sintomi, ma l’ottimizzazione della salute a lungo termine nelle donne con carenza estroprogestinica. Un aspetto fondamentale, spesso trascurato, è che non esiste una TOS uguale per tutte. Il tipo di ormone, la via di somministrazione, il dosaggio e la durata del trattamento si personalizzano in base alla storia clinica, ai sintomi, all’età e alle preferenze della donna.

A cosa serve la TOS: i benefici documentati

I benefici della terapia ormonale sostitutiva, quando iniziata nella finestra temporale appropriata, sono documentati da decenni di ricerca e confermati dalle linee guida internazionali più aggiornate.

Sul fronte dei sintomi, la TOS è la terapia più efficace disponibile per le vampate di calore e le sudorazioni notturne, con riduzioni documentate fino al 70-90% della frequenza e intensità dei sintomi vasomotori. Migliora la qualità del sonno, riduce l’irritabilità e le variazioni dell’umore, contrasta la nebbia mentale e la difficoltà di concentrazione. Tratta la secchezza vaginale e migliora i rapporti sessuali. Riduce i dolori articolari e muscolari. Come abbiamo approfondito nell’articolo sul sonno e la perimenopausa, il miglioramento del sonno in questa fase ha conseguenze che vanno ben oltre il comfort quotidiano.

Sul fronte della prevenzione a lungo termine, la TOS, quando iniziata entro i 60 anni o entro 10 anni dalla menopausa, la cosiddetta “finestra di opportunità”, è associata a una riduzione del rischio cardiovascolare, preserva la densità ossea prevenendo l’osteoporosi e le fratture da fragilità, e secondo le evidenze più recenti può avere un effetto protettivo sul rischio di demenza e declino cognitivo. Il concetto di finestra di opportunità è centrale: gli stessi ormoni hanno effetti molto diversi se iniziati precocemente rispetto a quando vengono introdotti a distanza di molti anni dalla menopausa.

La review narrativa pubblicata su International Journal of Molecular Sciences nel 2025, che ha sintetizzato le evidenze fino a settembre 2025, conferma che l’inizio precoce della TOS, entro 10 anni dalla menopausa, è associato a riduzione della mortalità per tutte le cause e a benefici cardiovascolari significativi.

La storia che ha creato tanta paura: lo studio WHI

Per capire perché la TOS sia ancora così carica di paura, bisogna tornare al 2002. In quell’anno fu pubblicato lo studio Women’s Health Initiative (WHI), un grande test clinico randomizzato americano che sembrava dimostrare un aumento significativo del rischio di cancro al seno, ictus e problemi cardiaci nelle donne in terapia ormonale.

Il risultato fece scalpore. Le prescrizioni di TOS crollarono del 50% in pochi mesi in tutto il mondo. Molte donne interruppero la terapia senza consultare il medico. Una generazione di ginecologi smise di prescriverla.

Il problema è che lo studio WHI aveva limitazioni relative alla popolazione e alle terapie  studiate  che solo negli anni successivi sono stati pienamente compresi. Le donne arruolate avevano in media 63 anni, cioè erano molto più anziane della finestra terapeutica ottimale. La formulazione usata, estrogeni equini coniugati combinati con medrossiprogesterone acetato (MPA), non è rappresentativa delle formulazioni moderne, in particolare del progesterone naturale micronizzato che ha un profilo di sicurezza molto più favorevole. E i risultati in termini di rischio assoluto erano molto meno drammatici di quanto i titoli dei giornali lasciassero intendere: l’aumento assoluto era circa 8 casi aggiuntivi di tumore mammario per 10.000 donne/anno.

Come sottolineato nel White Paper dell’IMS 2024, che ha fatto il punto su tutte le controversie, la comunità scientifica ha impiegato oltre vent’anni a recuperare il terreno perso da quello studio mal comunicato. Nel frattempo, milioni di donne hanno sofferto di sintomi non trattati per paura.

TOS sistemica vs TOS locale: due strumenti diversi

Una distinzione che molte donne non conoscono è quella tra terapia ormonale sistemica e terapia ormonale locale. Sono due strumenti con obiettivi, meccanismi e profili di sicurezza molto diversi.

La terapia ormonale sistemica ha come obiettivo tutto l’organismo. Gli ormoni entrano nel circolo sanguigno e agiscono su tutti i tessuti che hanno recettori estrogenici. È quella che si usa per trattare i sintomi vasomotori come le vampate, i disturbi del sonno, l’umore, le problematiche cognitive, e per la prevenzione dell’osteoporosi e dei rischi cardiovascolari. Può essere somministrata per via orale (compresse), transdermica (cerotti, gel, spray) o attraverso impianti sottocutanei (non ampiamente raccomandati in Europa).

La terapia ormonale locale, descritta in dettaglio nell’articolo sulle terapie ormonali locali in menopausa, agisce invece solo sul tessuto vaginale e urogenitale. Si usa per trattare la secchezza vaginale, i rapporti dolorosi, le cistiti ricorrenti e i disturbi urinari. Si somministra localmente come creme, ovuli, anelli vaginali a bassissimo dosaggio. L’assorbimento sistemico è minimo, il che la rende sicura in molte situazioni in cui la TOS sistemica non è indicata, incluso in molti casi di pregresso tumore al seno.

Questa distinzione è clinicamente molto rilevante: una donna che non può o non vuole fare la TOS sistemica può comunque beneficiare della terapia locale per migliorare la qualità di vita in modo sicuro.

Le vie di somministrazione: perché la via transdermica è spesso preferita

Non tutte le modalità di somministrazione della TOS sistemica sono equivalenti. La via orale è comoda, ma gli estrogeni assunti per bocca vengono metabolizzati dal fegato prima di entrare in circolo, con un effetto sul profilo coagulativo che può aumentare leggermente il rischio tromboembolico. La via transdermica, cerotti, gel o spray sulla pelle, bypassa il metabolismo epatico e mantiene livelli ormonali più stabili nel sangue.

Le linee guida IMS 2025, le più aggiornate disponibili, indicano che la via transdermica è generalmente preferibile, in particolare per le donne con fattori di rischio tromboembolico, donne con emicrania o problemi epatici, e per le donne che iniziano la terapia dopo i 60 anni.

Per il componente progestinico, il progesterone naturale micronizzato, il cosiddetto progesterone bioidentico, ha dimostrato un profilo di sicurezza potenzialmente più favorevole rispetto ai progestinici sintetici di prima generazione, in particolare riguardo al rischio di cancro al seno. Questa è una delle distinzioni più importanti che lo studio WHI non poteva contemplare, avendo usato medrossiprogesterone acetato.

Quando è indicata: chi può fare la TOS

Secondo le linee guida IMS ed EMAS, la TOS sistemica è indicata principalmente in questi scenari:

  • Donne sintomatiche in menopausa, cioè con vampate significative, disturbi del sonno importanti, problemi dell’umore, dolori articolari o sintomi cognitivi che compromettono la qualità di vita, entro i 60 anni o entro 10 anni dall’ultima mestruazione. Questo è il caso più comune e quello con il miglior rapporto rischio-beneficio.
  • Donne con menopausa precoce, cioè prima dei 40 anni, e donne con menopausa prematura, tra 40 e 45 anni. In questi casi la terapia è particolarmente importante per ridurre i rischi a lungo termine di osteoporosi, malattia cardiovascolare e declino cognitivo che derivano dall’esposizione prolungata alla carenza estrogenica. La terapia dovrebbe essere continuata almeno fino all’età della menopausa fisiologica.
  • Donne con rischio elevato di osteoporosi e fratture da fragilità , in cui la TOS rappresenta una strategia preventiva efficace.

La valutazione dell’indicazione richiede sempre una visita specialistica con un ginecologo o endocrinologo con formazione specifica in menopausa. Non si decide sulla base dei sintomi da soli, ma in base a un quadro clinico completo che include storia personale e familiare, fattori di rischio cardiovascolare, densitometria ossea quando indicata, profilo glicolipidico e preferenze della donna.

Nelle donne sintomatiche sotto i 60 anni o entro 10 anni dalla menopausa, il rapporto beneficio-rischio della TOS è generalmente favorevole quando la terapia è prescritta per indicazioni appropriate. La decisione terapeutica dovrebbe sempre basarsi su un processo di decisione condivisa tra medico e paziente.

Il follow-up include una valutazione annuale di rischio cardiovascolare, salute ossea, mammografia secondo screening nazionale e revisione indicazione terapeutica.

Chi non può fare la TOS: le controindicazioni

Le controindicazioni assolute alla TOS sistemica sono chiare e condivise dalle principali linee guida internazionali.

La TOS sistemica non deve essere prescritta in caso di: tumore al seno attivo o pregressa storia di tumore al seno ormono-dipendente, tumore endometriale non trattato, sanguinamento vaginale di causa non diagnosticata, pregresso ictus o TIA, tromboembolismo venoso attivo o pregresso non adeguatamente valutato (es. trombosi venosa profonda o embolia polmonare, cardiopatia coronarica attiva, malattia epatica grave, porfiria.

Esistono poi situazioni che richiedono una valutazione attenta e personalizzata piuttosto che un rifiuto automatico: ipertrigliceridemia severa, diabete mellito, obesità grave, emicrania con aura, alcune condizioni di ipercoagulabilitàstoria familiare di tumore al seno. In questi casi la via transdermica e il progesterone naturale possono modificare significativamente il profilo di rischio.

Vale la pena sottolineare un punto importante: la diagnosi di pregresso tumore al seno non è automaticamente una controindicazione assoluta alla terapia locale vaginale a basso dosaggio, che ha un assorbimento sistemico minimo. Questo è un tema che deve essere discusso caso per caso con l’oncologo e il ginecologo, ma le evidenze più recenti, compreso uno studio JAMA Oncology del 2024 su 49.237 pazienti, suggeriscono che la terapia vaginale locale non aumenta la mortalità specifica per tumore al seno.

Miti e realtà sulla tos: le domande più frequenti

In questa sezione rispondiamo alle domande che le donne fanno più spesso, smontando i miti più diffusi con le evidenze scientifiche più recenti.

La TOS causa il cancro al seno?

Il rapporto tra TOS e cancro al seno è il tema più discusso e più frainteso. La risposta corretta è: dipende dalla formulazione, dalla durata, dalla storia individuale e dall’età di inizio della terapia

La TOS con soli estrogeni in donne che hanno subito isterectomia non aumenta il rischio di cancro al seno, e alcuni studi suggeriscono addirittura una riduzione del rischio. La TOS combinata con estrogeni e progestinico sintetico (come il MPA usato nel WHI) è associata a un piccolo aumento del rischio con uso prolungato oltre i 5 anni. La TOS con progesterone naturale micronizzato ha un profilo molto più favorevole.

L’EMAS, nel documento di sintesi sul rischio di cancro al seno e terapia ormonale 2022, ha chiarito che consumo regolare di alcol, obesità e sedentarietà aumentano il rischio di cancro al seno del 32-46%, 26-152% e 7-33% rispettivamente, molto di più di qualsiasi formulazione di TOS.

La TOS fa ingrassare?

No. La TOS non è associata a significativo aumento di peso rispetto al naturale incremento legato all’età. Alcune donne riferiscono una lieve ritenzione idrica nelle prime settimane, che si risolve spontaneamente. Al contrario, la terapia ormonale, in particolare per via transdermica, può contribuire a ridurre il grasso viscerale addominale che si accumula in menopausa, migliorando la composizione corporea. Come abbiamo spiegato nell’articolo sulla pancia da menopausa, questo accumulo è guidato dagli ormoni, non dall’alimentazione.

La TOS si deve fare solo per il tempo minimo indispensabile?

Questa era la raccomandazione delle linee guida precedenti, influenzata dal WHI. Le indicazioni più recenti si sono evolute. L’IMS e l’EMAS oggi indicano che la durata deve essere personalizzata in base ai sintomi, ai benefici e ai rischi individuali, con rivalutazione periodica del rapporto rischio-beneficio e senza limiti arbitrari di tempo. Per molte donne un trattamento di 5-10 anni è appropriato e sicuro. Per le donne con menopausa precoce o prematura, la terapia dovrebbe continuare almeno fino all’età della menopausa fisiologica.

La TOS protegge il cuore?

Nella finestra di opportunità, cioè entro 60 anni o entro 10 anni dalla menopausa, le evidenze osservazionali mostrano una riduzione del rischio cardiovascolare. Questo concetto è noto come “timing hypothesis”, secondo cui l’effetto cardiovascolare degli estrogeni dipende dall’età e dal momento di inizio della terapia.  Una meta-analisi del 2024 ha documentato miglioramenti nella funzione endoteliale con l’uso di MHT. La protezione è più netta con la via transdermica. La TOS non è però raccomandata come terapia primaria o secondaria di prevenzione cardiovascolare, e il suo uso dopo i 60 anni in donne mai trattate richiede molta cautela.

Posso smettere la TOS quando voglio?

Sì, ma con gradualità. La sospensione brusca può causare un ritorno dei sintomi. È consigliabile ridurre il dosaggio progressivamente nel tempo. La decisione di interrompere va presa con il medico specialista, non in modo autonomo.

La TOS è la stessa cosa degli ormoni bioidentici?

Il termine “ormoni bioidentici” è spesso usato in modo impreciso. Gli estrogeni transdermici e il progesterone naturale micronizzato disponibili attraverso prescrizione medica ordinaria sono già bioidentici, cioè hanno la stessa struttura chimica degli ormoni prodotti dal corpo. I preparati cosiddetti “bioidentici gallenici” preparati in farmacia non seguono gli stessi standard di qualità e dosaggio dei farmaci registrati, e non sono raccomandati dalle principali società scientifiche.

Quali sono gli effetti indesiderati e i rischi reali della TOS?

Come ogni terapia farmacologica, anche la terapia ormonale sostitutiva può avere effetti indesiderati e rischi. È importante distinguere tra rischio relativo e rischio assoluto, perché il rischio individuale nelle donne sane rimane generalmente basso.

Gli effetti collaterali più comuni sono generalmente lievi e transitori e includono tensione mammaria, spotting nei primi mesi di terapia combinata, lieve ritenzione idrica, cefalea e nausea. Questi sintomi tendono a ridursi con l’adattamento del dosaggio o della formulazione.

Il rischio più discusso è quello di tumore della mammella. I dati del follow-up del Women’s Health Initiative indicano che la terapia combinata estrogeno-progestinica è associata a circa 8 casi aggiuntivi di tumore al seno ogni 10.000 donne trattate per anno dopo circa 5 anni di utilizzo. Questo rischio appare inferiore con progesterone micronizzato rispetto ad alcuni progestinici sintetici, anche se i dati derivano principalmente da studi osservazionali.

Per quanto riguarda il rischio tromboembolico venoso, la terapia orale è associata a circa 2–3 eventi aggiuntivi di trombosi venosa profonda o embolia polmonare per 1.000 donne trattate, soprattutto nei primi anni di terapia e nelle donne con fattori di rischio. Il rischio assoluto resta comunque basso nelle donne sane sotto i 60 anni.  La via transdermica, invece, non sembra aumentare significativamente il rischio trombotico rispetto alla popolazione generale.

È importante sottolineare che molti fattori di rischio modificabili, come obesità, sedentarietà e consumo di alcol, contribuiscono al rischio di tumore al seno e malattie cardiovascolari in misura pari o superiore rispetto alla terapia ormonale stessa. Per questo motivo la valutazione del rapporto rischio-beneficio deve essere sempre personalizzata e rivalutata periodicamente.

Quali sono le alternative alla TOS e quali sono i loro limiti?

Per le donne che non possono o non desiderano assumere terapia ormonale sostitutiva, esistono opzioni non ormonali che possono aiutare nella gestione di alcuni sintomi della menopausa. Tuttavia, è importante sapere che queste alternative agiscono principalmente sui sintomi specifici e non sulla carenza estrogenica sistemica che caratterizza la menopausa.

Per i sintomi vasomotori, farmaci come SSRI e SNRI (paroxetina, escitalopram, venlafaxina), gabapentin e il recente antagonista NK3 fezolinetant possono ridurre la frequenza delle vampate di circa il 30–60%, rispetto al 70–90% ottenibile con la TOS. Questi farmaci però non hanno effetti significativi sulla perdita ossea, sulla sindrome genitourinaria della menopausa o sul profilo cardiometabolico.

I sintomi urogenitali, come secchezza vaginale, dolore nei rapporti e sintomi urinari, possono essere trattati con lubrificanti, idratanti vaginali o farmaci selettivi come ospemifene. Tuttavia, queste opzioni sono generalmente meno efficaci della terapia estrogenica locale nel ripristinare il trofismo dei tessuti vaginali e non modificano la fisiopatologia dell’atrofia urogenitale.

Dal punto di vista della salute ossea, farmaci come bisfosfonati, denosumab o SERM possono ridurre il rischio di fratture nelle donne ad alto rischio. Queste terapie però sono indicate in contesti specifici e non migliorano altri sintomi della menopausa, né la qualità del sonno o i sintomi vasomotori.

Sul piano metabolico e cardiovascolare, le modifiche dello stile di vita (attività fisica, alimentazione, controllo del peso, cessazione del fumo) restano fondamentali e raccomandate a tutte le donne, indipendentemente dall’uso della TOS. Tuttavia, questi interventi non sostituiscono gli effetti biologici degli estrogeni sulla funzione endoteliale, sulla distribuzione del grasso corporeo e sul metabolismo osseo.

Va inoltre considerato che anche le alternative non ormonali possono avere effetti indesiderati: gli antidepressivi possono causare disfunzione sessuale e disturbi del sonno, il gabapentin sedazione e vertigini, i farmaci anti-riassorbitivi ossei effetti gastrointestinali o rari eventi avversi come osteonecrosi mandibolare nei trattamenti prolungati.

Per questo motivo, le linee guida internazionali concordano che le terapie non ormonali rappresentano valide alternative quando la TOS è controindicata o non desiderata, ma quando la terapia ormonale è indicata e non vi sono controindicazioni, rimane il trattamento più efficace perché è l’unico che agisce contemporaneamente sui sintomi vasomotori, sulla salute urogenitale e sulla prevenzione della perdita ossea legata alla menopausa.

La terapia ormonale non è sufficiente da sola: il ruolo dello stile di vita

Uno degli errori più comuni, sia da parte delle donne sia da parte di alcuni medici, è pensare alla TOS come a una soluzione autonoma. Le linee guida internazionali più recenti, incluso il White Paper IMS sulla lifestyle medicine in menopausa del 2025, sono esplicite: la terapia ormonale funziona meglio, e in alcuni casi è necessaria, all’interno di un percorso di salute che include modifiche strutturali allo stile di vita.

L’attività fisica è probabilmente il secondo intervento più importante dopo la terapia ormonale per la salute in menopausa. Come abbiamo approfondito nell’articolo sull’attività fisica in menopausa, l’allenamento di resistenza e l’HIIT sono i più efficaci sul grasso viscerale, sulla densità ossea e sulla salute cardiovascolare. La TOS e l’esercizio fisico hanno effetti sinergici, non alternativi.

La nutrizione gioca un ruolo altrettanto rilevante, in particolare nella gestione del peso corporeo, dell’infiammazione sistemica e della salute ossea. Proteine adeguate, cibi antinfiammatori, riduzione di zuccheri raffinati e alcol non sono opzionali in questa fase: sono parte strutturale del percorso di salute.

Il supporto psicologico, quando necessario, è una dimensione spesso sottovalutata. La transizione menopausale ha un impatto emotivo e identitario significativo per molte donne. Come documentato nell’articolo sulla menopausa come fenomeno culturale il contesto culturale e il supporto relazionale influenzano profondamente l’esperienza dei sintomi.

Il sonno merita un’attenzione specifica. Vampate notturne e carenza di estrogeni compromettono l’architettura del sonno in modo biologico. La TOS può migliorare il sonno significativamente, ma va integrata con igiene del sonno adeguata e, quando necessario, supporto cognitivo-comportamentale.

L’approccio di Pausetiv è costruito esattamente su questa visione multidisciplinare: ginecologia, endocrinologia, nutrizione, medicina dello sport e supporto psicologico non sono compartimenti separati, ma leve integrate di un unico percorso. La terapia ormonale, quando indicata, è uno strumento potente. Ma funziona meglio quando è parte di un piano più ampio.

Come capire se la TOS fa per te: i passi concreti

Se stai leggendo questo articolo con l’interrogativo “fa per me?”, la risposta onesta è: non puoi saperlo da sola, e nessun articolo, per quanto completo, può rispondere al posto di una valutazione clinica personalizzata.

Quello che puoi fare adesso è arrivare alla visita con le informazioni giuste. Annota i sintomi che stai vivendo, la loro frequenza e intensità o usa il nostro Diario dei Sintomi. Ricostruisci la tua storia familiare per cancro al seno, malattie cardiovascolari e osteoporosi. Porta con te gli esami del sangue più recenti, in particolare profilo lipidico, glicemia, ormoni se disponibili. Se hai fatto una densitometria ossea, portala.

La visita con un ginecologo o endocrinologo esperto in menopausa, come quelli disponibili su Pausetiv, permette di valutare indicazioni, controindicazioni, la formulazione più adatta e di costruire un piano che rispetti la tua storia e i tuoi obiettivi. Prenota una visita.

La TOS non è una scelta che si fa per paura o per moda. È una scelta medica informata, personalizzata, che può avere un impatto molto concreto su come vivi questa fase della vita e su come ti presenterai ai 60, 70 e 80 anni.

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Fonti:

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Panay N. et al., "International Menopause Society (IMS) recommendations and key messages on women's midlife health and menopause", Climacteric, 2025.

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